La ricerca storica di Silvia Cabassi


LA MORTE EROICA DEL SALSESE DON ALBERTO CAROZZA

Un esempio per generazioni di studenti

Da alcuni anni, a seguito di disposizioni emanate dal Ministero della Pubblica Istruzione, la scuola media della nostra città, intitolata a Don Alberto Carozza e la scuola elementare D'Annunzio sono state unificate.
Per dirla in linguaggio burocratico, le due Istituzioni scolastiche sono state accorpate dando vita ad un nuovo soggetto giuridico con un nuovo nome: Istituto Comprensivo.
Un nome che vuol essere significativo nella sua ambivalenza, poiché vi coesistono l'elemento inclusivo (tale è l'accorpamento) e la finalità tutta pedagogica di valutare e di comprendere.
L'ondata innovativa suscitata dalla fusione dei due ordini di scuola, l'elementare e la media, ha cancellato dagli atti ufficiali e dai documenti scolastici sia il nome di Gabriele D'Annunzio che quello di Don Alberto Carozza.
Diverse sono state le conseguenze per le due scuole.


Don Alberto Carozza (1914-1942)

Se il rapporto del celebre poeta, il Vate, l'Immaginifico, con la nostra città è stato quasi del tutto occasionale (nel 1907, raggiungeva, al Grand Hotel Centrale, una contessa innamorata) risulta invece ben più salda ed incisiva nella memoria collettiva la presenza di Don Alberto Carozza, l'eroico sacerdote salsese, medaglia d'argento al valor militare.

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Era il 4 gennaio 1942, in piena guerra mondiale. Alle 9 di sera il tenente cappellano Don Alberto Carozza si imbarcava sulla motonave "Città di Palermo", carica di truppe e diretta alle isole Egee. Il giorno dopo, già in vista del porto di Patrasso, quando ormai pareva superato il pericolo di attacco da parte dei sommergibili nemici, la nave fu d'improvviso colpita da due siluri in rapida successione: ci fu uno schianto tremendo seguito da un cupo boato.


Foto di classe: Don Carozza è il secondo da sinistra nella fila in alto.
Di lato la maestra Angela Dassenno Cerutti


Un brivido di sorpresa e di angoscia, poi il segnale ordinava di abbandonare la nave, che stava affondando.
Il catanese Carmelo Giustolisi, che faceva parte dell'equipaggio della nave, (uno dei 60 superstiti su un totale di 981 militari imbarcati) così rievocava quella tragedia:
"Uno spettacolo indescrivibile si presentò ai miei occhi. La nave sbandava, la prua era quasi del tutto sommersa. Presi dal panico, numerosi soldati, troppi, saltavano sulle scialuppe di salvataggio ribaltando in mare coloro che vi erano saliti. Prima di tuffarmi, vidi il Cappellano militare che raccomandava tutti alla calma mentre aiutava a mettere in mare le scialuppe."
Continuava il suo racconto Carmelo Giustolisi, che restò per nove ore in mare, aggrappato ad un relitto, prima di essere salvato: "E mentre la nave affondava, Don Alberto Carozza respingeva l'invito a porsi in salvo e donava il suo salvagente ad un soldato che ne era sprovvisto.
Restò così fino alla fine, pregando con i suoi soldati."
La testimonianza di Giustolisi e di altri superstiti, è ripresa nella motivazione della medaglia d'argento che fu assegnata a Don Alberto Carozza proprio il 5 gennaio 1942, nel mare di Brindisi.
Nell'autunno dello stesso anno, con grande tempestività, la comunità salsese intitolava al suo eroe soldato la Scuola Media, che proprio in quel tempo veniva fondata.

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Da allora, generazioni di ragazzi hanno potuto fregiarsi del nome di colui che diede la vita per un sublime atto di generosità e di altruismo.


Le sorelle di Don Alberto: Laura e Rosa Carozza

Un esempio di solidarietà umana, che trascende i fatti di guerra e porta a noi un messaggio di pace.
Il 12 maggio 1982, nel corso d'una solenne cerimonia veniva scoperta la targa posta nell'atrio dell'ex Scuola Media, oggi Istituto Comprensivo. Erano presenti gli alunni con i loro professori, i confratelli di Don Carozza, le sorelle Laura e Rosa. L'epigrafe ricorda che la medaglia d'argento di Don Carozza non fu meritata per gesti di morte o di odio, ma per una testimonianza di vita e di amore per gli altri:

"NON V'HA PIU' GRANDE AMORE
DI QUELLO CHE DA' LA VITA
PER GLI AMICI".

Giovanni - xv - 13.

 

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