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La ricerca storica di Silvia Cabassi


"Sarò ben felice d'avere dissotterrato questo Tesoro Terapeutico
per cui l'egra umanità non che la scienza medica
dovranno professare gratitudine molta..."


Lorenzo Berzieri



Lorenzo Berzieri

Duecento anni fa, il 4 dicembre 1806, nasceva a Besozzola, nel comune di Pellegrino Parmense, Lorenzo Berzieri, il cui nome è legato in modo indissolubile a Salsomaggiore e alla sua storia di città termale.
Ultimo di sei figli, il Berzieri appartiene ad una antica famiglia, il cui capostìpite, riferisce Don Angelo Micheli storiografo, parroco di Pellegrino è Gabriele de' Berzeri (figlio di pastori e pastore lui stesso) che nel 1450, proveniendo dalla regione del sud della Francia (pastore: berger da cui Berzieri) si insedia nella valle dello Stirone e a Besozzola fonda il primo nucleo abitativo denominato "Case Berzieri".
La famiglia, tra le più importanti della zona, si fregia di uno stemma gentilizio: un'aquila, una stella lucente in campo azzurro, una torre merlata. I genitori di Lorenzo, la madre Francesca Marubbi e il padre Antonio, vantano, nella storia delle famiglie d'origine, un pubblico attestato, la "patente di famigliarità con passaporto" con cui Antonio Farnese e, in seguito, Ferdinando di Borbone, duchi di Parma e Piacenza, concedevano la loro regale protezione a riconoscimento delle "ottime qualità e sapienza dei costumi".
È a Borgo San Donnino - l'attuale Fidenza - che il quattordicenne Lorenzo compie la prima tappa della sua formazione culturale, che proseguirà a Piacenza, a completamento degli studi secondari. A Piacenza è guidato da un precettore d'eccezione, don Giuseppe Veneziani, illustre fisico e matematico, che gli infonde l'amore per il sapere scientifico in ogni sua forma, nelle discipline logiche e matematiche come nelle scienze naturali ed umane. I fondamenti della sua scuola, l'osservazione dei fenomeni, la sperimentazione e la conseguente formulazione dei princìpi, rappresentano il bagaglio culturale, che, come un viatico (così si definiva in antico l'insieme delle cose necessarie a chi si metteva in viaggio) accompagnerà il Berzieri durante tutto il percorso universitario, nella facoltà da lui scelta di Medicina e Chirurgia.


Casa natale del Dott. Lorenzo Berzieri

Si deve al nipote, il capitano Ferruccio Biazzi (sua madre, Erminia, era la figlia primogenita di Berzieri) e alle sue "Memorie" questa rievocazione, di vita famigliare, quando il nonno era ancora studente: "Ogni volta che il giovane studente, terminate le vacanze, lasciava il suo alpestre paesello per tornare alla scuola di Parma, la madre sua l'accompagnava per un lungo tratto di strada, allora tra selve e dirupi fino a Fornovo dove, mancando il ponte, egli guadava su un cavallo bianco... La pia donna lo salutava dalla riva, gridandogli ancora i suoi consigli, i suoi addii, le sue tenere raccomandazioni... "

II 30 luglio 1835 Lorenzo Berzieri riceve il diploma di laurea, che lo abilita all'esercizio della professione medica e all'insegnamento della medicina (exercendi docendique); con il diploma riceve la toga e il copricapo dottorale (te toga et pileo dignavimus et condecoravimus). Suo maestro è stato il prof. Giacomo Tommasini, uomo di grande erudiziene, clinico medico prima a Bologna, poi a Parma. Alla sua autorevolezza di scienziato si deve il ripristino dell'Ateneo parmense che un decreto napoleonico aveva soppresso. Pioniere del rinnovamento scientifico, egli ha impresso un nuovo indirizzo alla scuola medica italiana, segnando il passaggio, in medicina, dallo studio teorico al metodo sperimentale. Proprio a lui, per primo, Berzieri comunicherà i risultati delle sue sperimentazioni sull'efficacia terapeutica delle acque salsojodiche..
È dunque a Salsomaggiore che approda il medico Berzieri, dopo una breve permanenza a Besozzola e a Borgo San Donnino. Superato il periodo di prova egli entra ufficialmente nella comunità salsese il 15 giugno 1836: quel giorno, il podestà Pietro Busani elogia il suo contegno e annuncia solennemente la sua nomina, rammentadogli, nel contempo, che "la mancanza, da parte del malato, di fornirgli una cavalcatura non potrà esimerlo dal portarsi immediatamente all'adempimento dei suoi doveri".
Inizia così, nella piccola podesteria di Salsomaggiore, composta di 13 comunelli e di 5.217 anime cristiane, regnante Maria Luigia d'Austria, la straordinaria avventura del medico senza cavalcatura, dal contegno irreprensibile, di colui che - recita l'epigrafe incisa sul monumento di Piazza Zancarini - "scoperse per primo nel 1839 / l'energia salutare di queste acque / presagio di grandi benefizi".

Il 1839 è dunque l'anno in cui Berzieri scopre il valore terapeutico delle acque "salino-iodate". Forte delle conoscenze scientifiche assimilate nel corso degli studi universitari, egli conosce l'esito delle ricerche compiute in Francia e in Inghilterra sulla talassoterapia. Sa che l'acqua del mare potrebbe risolvere quella particolare forma morbosa, ma ha tuttavia ben presente che le ristrettezze economiche della famiglia di Franchina rappresentano un serio ostacolo alla cura marina. "Allora mi posi a riflettere che a Salsomaggiore si hanno acque simili a quelle del mare" - comunica il Berzieri ai suoi Maestri - e analogo è anche l'effetto terapeutico.
La prima ad avvalersi della scoperta è una giovinetta salsese, affetta da una grave forma di scrofolosi al piede destro, Franchina Ceriati.
Il 1839 è anche l'anno del matrimonio di Lorenzo Berzieri con Giuseppina, la figlia diciassettenne del sindaco del tempo Antonio Pirani. Da lei avrà due figli: Erminia ed Enrico. Abiterà con la famiglia al "Conventino" così era chiamato l'ex convento dei Frati Serviti (di proprietà del suocero) in seguito trasformato in Albergo Grande Detraz.

Il 15 giugno 1839
si compie il rito del primo bagno di cura, (e altri ne seguiranno) con l'acqua da cui è stato estratto il sale, l'"acqua madre", che prima, inutilizzata, veniva dispersa nel torrente Citronia. Franchina guarirà perfettamente e adulta diverrà la prima bagnina termale.


Camera ove nacque il Dott. Lorenzo Berzieri

Non si odono squilli di tromba a celebrare la straordinaria intuizione, che pure si rivelerà, in futuro, capace di rispondere alla domanda di salute di milioni di persone. Non vengono sventolate bandiere e neppure allestiti fastosi banchetti. Al di fuori delle ristretta cerchia dei famigliari e degli amici non emergono, nell'ambiente salsese, segnali di attenzione per l'avvenimento. Solo dall'Università di Parma giungono attestati di stima e l'incoraggiamento a proseguire con altri esperimenti basati sulla continua e diligente osservazione del malato.

Si conclude nell'agosto 1841, due anni dopo la scoperta, l'avventura salsese del Berzieri. Forse allontanato facendogli balenare maggiori prospettive di guadagno. Qualche mese prima, il Consiglio degli Anziani ha respinto la sua domanda, con sette voti contrari e quattro favorevoli, intesa ad ottenere un'indennità di £100 "atteso il numero straordinario di cure prestate" durante l'epidemia di colera, per le sperimentazioni con l'acqua madre. O forse rimosso con un atto d'imperio, così come emerge da questo suo scritto:
"A me è doluto non poco - scriverà - il dovere di abbandonare Salso ove avevo incominciato con fervore questo novello studio..." e ancora: "malgrado la mia rimozione da quel paese, non pongo né porrò in dimenticanza quella pianticella di cui ho gettato il primo seme, il cui rigoglio non può ormai venirle meno...".
Ben presto è nominato medico, a Borgo San Donnino, del Deposito dei Medicanti (gli uomini nell'ex convento dei Gesuiti, le donne nell'ex convento delle Orsoline). Ma l'anno dopo gli sarà assegnato, per decreto di Maria Luigia l'incarico di Direttore dello Stabilimento di Tabiano, alle dirette dipendenze degli Ospizi Civili di Borgo. Incarico che Berzieri mantiene per 42 anni, durante i quali contribuisce con saggi e relazioni, a richiamare l'attenzione sul potere terapeutico delle acque solforose e a sostenere la validità dei bagni promiscui, che alternano la cura solforosa a quella salsojodica.

Nel 1884, a causa dell'età avanzata, viene esonerato dall'incarico. Si reca allora a Lucca, dove accetta di gestire, per bisogno, la ricevitoria del lotto. Egli finisce la sua vita a Lucca scrivendo numeri e consultando la cabala. Muore nel 1888, povero e dimenticato. Ma nel 1923 Salsomaggiore gli dedicherà lo splendido Stabilimento termale, il più bello e il più imponente del mondo. Trasportate da Lucca in forma solenne le sue ceneri da 80 anni riposano nel cimitero di Salsomaggiore.

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