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La ricerca storica di Silvia Cabassi


La Palazzina Warowland:
un gioiello lombardo in terra salsese


La Palazzina Warowland è una elegante costruzione ispirata allo stile tardo-medioevale lombardo, un piccolo gioiello incastonato tra la piazza, un tempo dedicata a Felice Cavallotti (ora Piazza Berzieri) e la via Roma, già Via di Circonvallazione: nacque da un'idea del Conte Ladislao Tyszkiewicz, noto antiquario, (polacco di origine ma milanese di adozione) che aveva voluto creare a Salsomaggiore una succursale della sua galleria d'arte antica, la Galleria Warowland.
L'incarico di approntare il progetto e, in seguito, di dirigere i lavori, fu nel 1912 assegnato all'architetto milanese Orsino Bongi, che già l'anno successivo poteva presentare al sindaco pro-tempore, Vitale Zancarini, il progetto attuativo. "Le opere da eseguirsi - affermava - comprendono la riduzione di locali esistenti e la creazione di una parte a nuovo su terreno di proprietà Pietro Valentini (angolo Via Cavallotti-Torrente Citrogna (sic!)-Strade di Circonvallazione. Le nuove costruzioni saranno destinate ad uso Galleria di Arte Antica, annessi uffici e abitazione del custode."
Nel 1914 la Galleria veniva inaugurata con una grande mostra di oggetti provenienti dalla collezione milanese del conte Ladislao Tyszkiewicz.


Prospetto e giardino interno della Palazzina Warowland, oggi Centro di Informazione Turistica e di servizio al turismo termale.

Fedele alla richiesta della committenza, l'architetto aveva posto una particolare attenzione alla funzione cui l'edificio era destinato. Incurante del contesto ambientale, egli aveva privilegiato lo stile medioevale lombardo per reinventare, in terra salsese, la galleria milanese di arte antica.
Cogliendo le suggestioni del medioevo, Orsino Bongi aveva saputo costruire quel gioco di sovrapposizioni, di asimmetrie e di movimenti che ancora oggi costituiscono gli elementi fantastici e gioiosamente fiabeschi di tutto il complesso architettonico. Ecco allora le suggestive loggette dalle linee movimentate e l'ampio repertorio di fregi cavallereschi e di stemmi araldici posto a decoro del prospetto principale. E, nel cornicione in legno che scorre tutt'intorno alla torretta a fungere da bocche di scarico dell'acqua piovana, la magìa dei doccioni a testa di drago. Ed ancora, gli inaspettati effetti prospettici che dal portale ad arco dell'ingresso principale (all'incrocio con Via Roma) si aprono, dilatando gli spazi, fin verso il giardino.
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Racchiuso nel cortile interno a forma di chiosco, il giardino è circondato per tre lati dalle costruzioni variamente articolate, mentre resta aperto il lato che fiancheggia lo stabilimento termale, come per sottolineare, in una continuità ideale, il legame, storicamente consolidato, che unisce la città alla metropoli lombarda: una colleganza fatta di committenze, di investimenti, di partecipazione. Salsomaggiore ha infatti dedicato a Milano gran parte della sua toponomastica e dei suoi ambienti più rappresentativi.
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L'edificazione della galleria Warowland aveva coinciso con un periodo di grande sviluppo per Salsomaggiore. I primi decenni del 1900 erano stati contrassegnati dalla realizzazione di importanti piani progettuali: dopo i grandi alberghi, la nascita del Quartiere dei Villini, la costruzione di negozi, il completamento del Grande Parco.
A partire dal 1902 e in fasi successive, erano stati effettuati i lavori di correzione e copertura dei torrenti Ghiara e Citronia che, con i loro alvei disordinati e tortuosi, erano causa frequente di piene rapide e impetuose, foriere di ingentissimi danni.
Furono proprio quegli interventi a creare le premesse di un assetto strutturale del tessuto urbano.
Nel 1913 aveva inizio la gestione diretta del complesso termale da parte dello stato, dopo il ritiro della concessione al marchese Guido Dalla Rosa. Prendeva così slancio il piano di ristrutturazione delle Terme che affidava all'architetto fiorentino Ugo Giusti il compito di progettare un nuovo Stabilimento, il Berzieri, in sostituzione dello Stabilimento Vecchio. I lavori avevano inizio nel 1914.

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L'attività artistica della Galleria Warowland ebbe vita breve: nel 1919, a soli cinque anni dall'inaugurazione, la proprietà della Palazzina passò alla marchesa Adele Zambelli, figlia di Guido Dalla Rosa. La marchesa vi abitò per poco tempo, poiché in quello stesso anno, il 1919, dovette cedere alle intimazioni di sfratto che giungevano sempre più pressanti dal Demanio dello Stato.
Un decreto ministeriale recante la firma del duca di Genova Tommaso di Savoia, riconosceva infatti al Regio Demanio il diritto di esproprio della palazzina per ragioni di pubblica utilità: l'intenzione era di demolirla per dare spazio e visibilità al contiguo stabilimento termale. Fortunatamente non se ne fece nulla e la palazzina, chiamata in seguito Direzione delle Regie Terme, divenne sede degli uffici del Gestore Governativo, dell'Ufficio Tecnico Commerciale e della Ragioneria.

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Gli interventi di ampliamento e di restauro che negli anni si resero necessari (nel 1926 e nel 1932 l'aggiunta, rispettivamente, di corpi a uno e a due piani) non alterarono in alcun modo le caratteristiche architettoniche originali.
E ancora nel rispetto del pregio artistico e storico dell'edificio è stato l'ultimo importante intervento che, in base alla Legge Regionale 11 gennaio 1993 ne ha consentito l'utilizzo come centro di informazione turistica e di servizio al turismo termale.



Da vecchie cartoline, i diversi nomi della Palazzina:
da Galleria Warowland (1914) a Villa Dalla Rosa (1919)
a Direzione delle Regie Terme (a partire dal 1920).

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